Il 9 ottobre ho partecipato al 2° Congresso nazionale di ASSO.MIL., tenuto a Roma presso il Circolo Ufficiali dell’Esercito “Pio IX”. Insieme a Federico Menichini, segretario generale dell’associazione, abbiamo ripercorso il lavoro sindacale e giuridico che ha portato la previdenza complementare del comparto Difesa e Sicurezza davanti al Comitato europeo dei diritti sociali. È stata anche l’occasione per discutere delle questioni normative e contrattuali che attendono ancora una risposta.

Nel mio intervento ho ricordato il punto da cui siamo partiti. La riforma pensionistica ha modificato profondamente il calcolo delle pensioni, mentre per il personale militare e delle Forze di polizia il fondo negoziale che avrebbe dovuto affiancare la previdenza obbligatoria non è stato reso disponibile. Per quasi trent’anni i lavoratori interessati non hanno potuto scegliere di aderirvi, ricevere il contributo dell’Amministrazione o costruire alle stesse condizioni di altri dipendenti pubblici una posizione previdenziale complementare.

ASSO.MIL. ha deciso di portare questa situazione davanti al Comitato europeo dei diritti sociali. L’iniziativa dell’associazione, sostenuta con continuità da Federico Menichini, e il lavoro di difesa che ho svolto nel reclamo collettivo n. 213/2022 hanno condotto a una decisione di grande rilievo. Il Comitato ha accertato la violazione dell’articolo 12, paragrafo 3, della Carta sociale europea, relativo al progressivo miglioramento della protezione sociale, e la violazione del divieto di discriminazione previsto dall’articolo E, letto insieme alla stessa disposizione. Ha ritenuto ingiustificata la persistente differenza di tutela rispetto ad altre categorie di dipendenti pubblici e ha escluso che la complessità delle procedure nazionali possa spiegare un’inattuazione durata decenni.

Al Congresso abbiamo discusso di come tradurre questo risultato in tutela effettiva. Occorre rendere accessibile la previdenza complementare al personale del comparto; occorre affrontare il pregiudizio economico che i singoli lavoratori deducono di aver già subito; occorre, sul distinto piano contrattuale, dare risposte tempestive anche alle questioni retributive e alle tutele connesse al rischio professionale. La decisione europea offre un riferimento fondamentale. L’attuazione concreta e le domande risarcitorie richiedono ora decisioni delle istituzioni e l’accertamento nei giudizi pendenti.

Quattro giorni dopo il Congresso, il 13 ottobre, si è aperto presso il Dipartimento della Funzione pubblica il tavolo tecnico sulla previdenza del comparto Difesa e Sicurezza. La convocazione dà seguito agli impegni assunti nell’ambito del confronto contrattuale del 15 luglio ed è intervenuta in un quadro nel quale la decisione ottenuta da ASSO.MIL. ha reso ancora più evidente la necessità di agire. Il primo incontro, aperto dal Ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo, ha avviato la raccolta dei dati sui trattamenti pensionistici e sulle risorse necessarie. Dai resoconti disponibili non emerge ancora una soluzione concordata né un nuovo impegno finanziario definito.

È un passaggio da seguire con attenzione. La previdenza dedicata, oggetto del confronto istituzionale, può rispondere a specifiche caratteristiche delle carriere militari e di polizia. La sua discussione non deve però lasciare irrisolta la questione accertata dal Comitato europeo: l’accesso alla previdenza complementare negoziale e gli effetti della sua mancata attuazione nel tempo. Servono proposte verificabili, risorse, tempi e una risposta anche per chi ha già trascorso molti anni di servizio senza poter costruire il secondo pilastro.

Prosegue, intanto, il contenzioso nazionale. Nei giudizi che seguiamo davanti al Consiglio di Stato abbiamo portato la decisione europea e gli elementi relativi alle posizioni dei lavoratori. Con l’ordinanza n. 903/2026 il Consiglio di Stato ha invitato le Amministrazioni a riferire sulle iniziative assunte o programmate dopo quella decisione. Le prossime udienze del 3 novembre 2026 saranno un ulteriore passaggio per verificare quali risposte concrete verranno offerte.

Il Congresso ha mostrato il valore di un percorso costruito insieme: l’iniziativa sindacale di ASSO.MIL., la determinazione di Federico Menichini e un’azione legale capace di ottenere un accertamento sul piano europeo. Il tavolo del 13 ottobre è un inizio. Il risultato si misurerà nelle misure che seguiranno e nella tutela riconosciuta alle persone che attendono da anni.

La decisione del Comitato europeo dei diritti sociali · Il comunicato di ASSO.MIL. sul Congresso

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