Non posso che esprimere piena soddisfazione per la vittoria, anche dinanzi al Consiglio di Stato, delle azioni promosse contro il trasferimento dei Forestali ai Vigli del Fuoco.
Con tre importanti sentenze (n. 6100/2018, n. 6109/2018 e n. 6128/2018 ), il Consiglio ha confermato, in via definitiva, la fondatezza delle tesi che abbiamo portato dinanzi la Giustizia amministrativa: i trasferimenti dei Forestali ai VV.FF. sono avvenuti sulla base di istruttorie carenti, se non del tutto inesistenti ed in assenza dei presupposti di legge. Secondo i Giudici, il conseguimento, in fase di accesso al Corpo, di specializzazioni e brevetti per lo svolgimento delle delicate funzioni in materia antincendio, se non seguiti dal concreto svolgimento di queste funzioni in carriera, non poteva autorizzare i transiti ai VV.FF., com’é invece avvenuto. Il Consiglio di Stato stigmatizza come “l’Amministrazione, spinta dalla necessità di completare il contingente numerico dei dipendenti da trasferire ai Vigili del Fuoco” abbia operato “a discapito del criterio fondamentale … della professionalità acquisita” e spesa durante un’intera carriera.
Sotto il profilo giuridico, dunque, tutti i trasferimenti che sono stati disposti sulla base di tali presupposti – ovvero, possesso di specializzazioni senza tener conto delle effettive funzioni svolte in via prevalente dal dipendente (e si tratta della circostanza in cui si trova la quasi totalità degli oltre 300 dipendenti trasferiti ai VV.FF.) – e che hanno determinato la sofferta uscita dal comparto sicurezza, sono da annullare.
Le pronunce sono tranchant ed, oltre a sottolineare il cattivo operato di chi ha istruito le pratiche di transito, dimostrano come il tentativo, in sé, di suddividere una specialità, ovvero quella Forestale, per sua natura inscindibile, si presenti irragionevole ed irrazionale da qualsiasi angolazione lo si voglia osservare.
Non vi è dunque oggi, sul tavolo, il solo, enorme problema della militarizzazione coatta del personale trasferito all’Arma dei Carabinieri, ma la strutturale inconsistenza di una riforma che, al di là di vuoti proclami, ha svelato in breve tempo un fallimento fin troppo prevedibile ed ora certificato, nei termini innanzi visti, dai Giudici di Palazzo Spada.
Purtroppo, la gravità della situazione venutasi a determinare con la soppressione del CFS in termini di indebolimento della tutela ambientale, agroalimentare e forestale, è tale che in poco tempo ha già presentato un conto ingente al Paese e gli incendi di Agordo o del Monte Serra ne rappresentano solo gli ultimi esempi in ordine di tempo.
Il punto politico è dunque oggi, non “se”, ma “come” procedere alla riunificazione delle funzioni dei Forestali, in via esclusiva in una Polizia civile connotata da alta specializzazione tecnica e giuridica nella conoscenza e difesa del patrimonio forestale, ambientale, del paesaggio, dell’ecosistema e del settore agroalimentare, come di recente evidenziato dall’On. Maurizio Cattoi in Parlamento (https://urly.it/3rba).
La convergenza di opinioni espresse sia a livello parlamentare che governativo (Fraccaro, Costa, Bongiorno, Centinaio), la disfatta, anche in termini di gestione di una riforma (pensata male ed attuata peggio), che la magistratura certifica, esigono che si disegni una soluzione giuridica nel senso di una rinascita delle funzioni Forestali nella loro unitarietà. Una soluzione dunque pronta ad accogliere le ulteriori e definitive censure che ci auguriamo anche la Consulta esprimerà in merito alla soppressione del glorioso CFS ed alla dispersione delle sue funzioni e del suo personale.

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